La comunità scientifica attualmente non ha definizioni di intelligenza considerate come ufficiali. Tuttavia, vi sono numerosi enunciati proposti dai ricercatori.
Stern (1912) definisce l’intelligenza come la capacità generale di adattare il proprio pensiero e condotta di fronte a condizioni e situazioni nuove.
Spearman (1971) ritiene che esista un’intelligenza generale (definita fattore G di Spearman), che comprende varie prestazioni di pensiero, ragionamento, abilità verbali e numeriche, e una serie più o meno numerosa di fattori specifici, legati all’esecuzione di compiti particolari (ad esempio l’abilità legate all’ortografia).
Cattell (1963) sostiene, invece, l’esistenza di un’intelligenza fluida e di un’intelligenza cristallizzata. La prima fa riferimento alle capacità di elaborazione, di soluzione dei problemi e di memoria; la seconda riguarda l’intelligenza come “sapere culturale” (linguaggio e abilità sociali). L’intelligenza fluida è quella che ci permette di reagire adeguatamente di fronte a stimoli nuovi, che cresce fino a circa 30 anni e poi declina lentamente; l’intelligenza cristallizzata si riferisce al saper usare strategie, esperienze e conoscenze per affrontare le situazioni; queste si accrescono durante tutto il corso della vita.
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