Latouche denuncia le falle del modello liberista, che vengono di seguito delineate.

In primo luogo, egli denuncia l’assurdità di una crescita illimitata visto il serbatoio limitato di risorse naturali del nostro pianeta. Il fattore determinante per il funzionamento delle economie liberiste, dunque, è una “colonizzazione dell’immaginario”, cioè una occupazione delle coscienze individuali attraverso un vero e proprio bombardamento mediatico, tale per cui l’uomo occidentale ritiene primari e fond bisogni in realtà secondari. Quindi, l’induzione all’acquisto compulsivo ha ripercussioni anche psicologiche ed esistenziali: infatti, determina “uno stato di insoddisfazione generalizzata” e quindi di infelicità.

Inoltre, secondo l’autore è necessario smentire l’assunto base del liberismo economico, cioè che la crescita porterebbe benessere diffuso e di equa distribuzione delle ricchezze. Infatti, è evidente la disuguaglianza tra crescente concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi a scapito di tutti gli altri. Tale polarizzazione fortemente asimmetrica del reddito sarebbe l’effetto della “crescita senza crescita”, che porta alla crisi economica.

La soluzione proposta da Latouche è la seguente: “uscire dall’immaginario dello sviluppo e della crescita, e ricondurre l’economia nsergelatouche-300x169el sociale e nel politico”. Questo è il vero significato di de-crescita, che si fonda su una “decolonizzazione dell’immaginario”: è possibile un modello economico alternativo, estraneo al “circolo infernaledella creazione illimitata di bisogni e di prodotti, come pure della frustrazione crescente che questa genera”

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