La cura del paziente ospedaliero è seguita da un gruppo di professionisti, ciascuno dei quali ha un ruolo, determinato da competenze, mansioni e responsabilità specifiche. È bene che tutte le figure coinvolte nella cura della salute non focalizzino la propria attenzione esclusivamente sull’esplicitazione di una serie di mansioni tecniche, ma che tengano invece in considerazione la dimensione psicologica sia propria che del paziente.

Il ricovero in ospedale è infatti un evento stressante per il paziente e che può essere caratterizzato in varia misura da incertezza, angoscia e difficoltà di comprendere quanto sta accadendo. Il professionista della salute dovrà quindi porre attenzione a quegli aspetti che caratterizzano la relazione con il paziente e che hanno che fare con il suo bisogno di ascolto, di accudimento e con la possibilità di condivisione dei suoi stati emotivi. Il comportamento umano non è ispirato solo da principi di razionalità, ma in larga misura anche da fattori emotivi. Secondo una prosp razionale il paziente in ospedale dovrebbe desiderare la guarigione e affidarsi alle cure dei clinici. Ma, nella realtà dei fatti, non si può dare per scontato che una persona possa dare immediata e totale fiducia ai sanitari! Il problema di come instaurare un rapporto di fiducia tra medico e paziente è cruciale. Ecco che preoccupazione e timore sono dunque situazioni comuni che devono essere tenute ben presenti dal personale. La prossimità fisica, e talvolta quella emotiva, rende difficile mantenere inalterati i confini impliciti di una corretta relazione professionale d’aiuto. Possono verificarsi situazioni in cui si determina un eccesso di intimità che può essere connotata anche sessualmente. Non infrequente il caso di pazienti che possono utilizzare atteggiamenti seduttivi nei confronti del medico come strumento per ottenere attenzioni che la situazione di vulnerabilità e bisogno richiede. D’alro canto l’intimità fisica del paziente, può facilitare nel medico e nell’infermiere atteggiamenti che vanno al di là delle attese terapeutiche e di accudimento. È quindi opportuno che il medico e l’infermiere riconoscano i segnali che possono indicare il rischio del superamento dei giusti confini relazionali.

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