docImparare a programmare puà servire in primis per creare un’applicazione, un sito o un videogioco, ma oggi non riguarda più solo ingegneri e programmatori e ci permette, in più, di ottenere abilità necessarie per entrare nel mercato del lavoro del futuro prossimo.

Inoltre, ci da la possibilità di gestire tutto ciò che ci circonda, di poter intervenire sul mondo, un’arma potentissima da portare prima di tutto nella testa dei bambini.

La Clementoni, nata nel 1963, inventrice del gioco educativo con marchio Sapientino, ha appena ideato una nuova linea di giocattoli pensati per insegnare le basi della logica computazionale senza perdere di vista il divertimento, fondamentale per insegnare ai bambini.

Doc è un piccolo robottino parlante che mette in contatto i bambini dai 5 anni in su e il mondo della programmazione.

Sulla parte superiore del robot c’è una pulsantiera che consente al piccolo utente di registrare una catena di comandi che serviranno al robot per muoversi su un tabellone di gioco.

L’obiettivo è quello di far muovere Doc da un punto A verso un punto B del tabellone passando per punti specifici con l’aiuto dei comandi programmati dai bambini.

Giovanni Clementoni ribadisce quanto sia importante la parte del gioco mentre Donatella Solda, dirigente per la Digital Transformation in seno al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, aggiunge “Se è vero che l’informatica deve arrivare tra i banchi, un ruolo importantissimo spetta a quella che noi chiamiamo educazione informale, cioè quello che i bambini fanno quando non sono a scuola”.

In Italia purtroppo manca ancora la fatidica “ora di coding” all’interno dei programmi scolastici ma ci assicura il Ministero dell’Istruzione che nel prossimo quinquennio, con una spesa di circa 1,2 miliardi di euro si dovrebbe dare una forte spinta alla digitalizzazione scolastica.

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